Piccola Guida: LONDRA/2

NEWS - Blog - 5 Lug 2017

Ripartiamo da Liverpool Street Station. Ma prima facciamo un passo indietro, anzi, un balzo in alto… Volando verso London Stansted mi sono goduta un’incredibile vista del Canale della Manica: conoscete il detto “Nebbia sulla Manica, CONTINENTE ISOLATO”? La dice lunga sugli Inglesi, soprattutto in questi tempi di Brexit. E guardando dal finestrino le coste della Francia, mentre iniziavano a spuntare quelle dell’Inghilterra, non ho potuto fare a meno di pensare, con rammarico, che quella non dovrebbe più essere Europa.

Atterrati in aeroporto e passati i controlli all’UK BORDER, in un attimo mi sono trovata a bordo di uno stipatissimo Stansted Express; accanto a me due ragazze italiane, giovani, la prima volta a Londra: ascolto fingendo di non essere una connazionale, mentre elencano le tappe del loro viaggio. Vengono a vederla per la prima volta, mi perdo nel loro entusiasmo mentre percorriamo rapidamente la verdissima campagna a nord della città -per alcuni tratti sembra di stare in una fiaba, tra ruscelli, pecore e cavalli- fino a raggiungere Liverpool Street Station, una stazione ferroviaria bellissima che ti dà il giusto benvenuto a Londra, con il suo stile tipicamente retrò.

Come vi ho anticipato, è stata la Central Line il fil rouge (è proprio il caso di dirlo, trattandosi di linea rossa) di questo viaggio, e la prima tappa è stata la centralissima stazione di Oxford Circus: uscendo dalla stazione eccomi a Londra, ancora una volta, sospiro e sorrido.

Mi trovo all’incrocio di due gigantesche arterie come Oxford Street e Regent Street, il cuore pulsante dello shopping… e a proposito, incamminandomi verso l’hotel, noto quanto è facile vedere gli stessi, identici, negozi di tante altre città del mondo: è possibile che io sia in centro a Londra ma pensi di trovarmi in corso Buenos Aires a Milano? Mi basterà però svoltare l’angolo in una delle varie viuzze defilate per accorgermi che ho parlato troppo presto. Proprio poco al di là di queste strade Londra è prontissima a sorprenderti e ad abbracciarti con la sua estrosa identità: penso a Great Castle Street, una bella via con alti alberi dove mi fermerò la sera ad aspettare la cena take-away fuori da Yoobi Sushi, o a Wardour Street all’angolo con Meard Street, via pittoresca (contrariamente a quanto si possa pensare dal nome) dove leggo un ben augurante coming soon sulle vetrine di quello che diventerà un Ben&Jerry’s, la famosa catena di gelaterie del Vermont negli Stati Uniti. Sapete che a Waterbury VT, nella sede di questo colosso dei gelati, esiste anche un vero e proprio cimitero dei gusti che non producono più? Ma questa è un’altra storia…

Raggiungo l’hotel, il cui interno supera di gran lunga le preoccupanti aspettative di una misera facciata: sono al Sanderson in Berners street, un hotel progettato da Philippe Starck. Faccio velocemente il check in e scambio una rapida chiacchierata con i simpatici concierge (solo dopo dieci minuti in inglese e l’immancabile Are you from Spain? capiremo di essere entrambi italiani). La camera è bellissima, con una sorta di mini cabina armadio nella sala bagno che mi permette di ricreare il mio armadio di casa: svuoto lo zaino, appendo i miei due completi per questi giorni e dispongo gli accessori sulle mensole.

Il tempo di una doccia e mentre mi riposo un attimo su un comodissimo letto XXL in un accappatoio XXL decido il da farsi affidandomi a Google Maps, che è stato il mio grande compagno di viaggio aiutandomi a calcolare i percorsi a piedi o con i mezzi pubblici. E che mi ha confermato che, se io vado a destra e quando la pallina blu dovrebbe andare a sinistra, il mio senso dell’orientamento non debba MAI affidarsi al mio istinto ma alla scienza, alla cartografia, o a un buon GPS.

Ho la fortuna di risiedere in una zona davvero servita dai mezzi e muoversi è facilissimo; è già metà pomeriggio, i negozi non chiuderanno tra molto e decido di dirigermi verso un luogo davvero particolare che da tempo volevo visitare, e che tra l’altro non è lontano dal mio hotel. Si tratta del Dover Street Market, il (super) concept store nato dalla mente di  Rei Kawakubo, la stilista giapponese di Comme des Garçons, recentemente trasferitosi ma-guarda-che-caso nello storico palazzo eretto da Thomas Burberry nel 1912 nel cuore di Mayfair al 18-22 Haymarket (forse avete nell’armadio una borsa in Haymarket Check e state pensando eccoperchésichiamacosì?).

Rispetto ai locali nella celebre strada che gli ha dato nome, nella nuova location gli spazi sono triplicati, e in un susseguirsi di piani in cui avventurarsi a piedi o in un curioso ascensore troverete di tutto, dalla splendida gioielleria (ho lasciato il cuore su almeno 5 vetrine) all’abbigliamento di designer internazionali, molti famosissimi, molti sconosciutissimi, molti discutibilissimi, ma tutto è disposto secondo un “Beautiful Chaos” in modo del tutto strambo e sempre divertente tra specchi che diventano armadi che diventano tavoli, mobili fusi tra loro, corner e vetrine e luci e colori. All’ultimo piano, oltre al bakery e all’esposizione, c’è un micro corner pulizie per la casa con delle spazzole talmente belle che mi viene voglia di comprarle: me ne vado invece con una maglia a righe a manica lunga (se le maglie a righe fossero quotate in borsa sarei un’azionista di livello) con un cuoricino rosso, ricamato, dagli occhi a mandorla. E sono proprio contenta.

Con il mio nuovo acquisto subito indossato risalgo verso nord passeggiando in Piccadilly Circus con foto d’obbligo al Cupido che in realtà non è Cupido ma “The Angel of Christian Charity”; è stranissimo non vedere i display pubblicitari, iconico simbolo di Londra quasi quanto il Big Ben, accesi: sono in ristrutturazione dall’inizio dell’anno, ma dovrebbero tornare a brillare in Autunno.

Inizio ad aver fame e sulla strada verso Liberty, la mia prossima tappa, mi imbatto in WholeFoods: io avrò pure una passione incondizionata per i supermercati (e per il cibo, ça va sans dire, credo l’abbiate notato), ma questo è PAZZESCO, con la sua incredibile quantità di prodotti, tutti rigorosamente organic (biologici), e ampia zona take away. Cosa si diceva di Londra? Che si mangiava male? Forse vent’anni fa. Ora si mangia bene, benissimo dappertutto e a qualsiasi orario, e per celebrare questo casuale incontro con Whole Foods dopo il primo americano a Washington nell’Ottobre dell’anno scorso –fu amore a prima vista– mi compro una bottiglia di acqua Fiji e i prawns-con-cocktail-sauce che sono very USA e mi mangio questa merenda sui tavolini della bella strada lastricata Glasshouse Street, lottando con un piccione molto interessato a me e credetemi, quel piccione è ancora lì. E se non mi credete, cliccate qui (fa anche rima)

to be continued

See you very very soon, Venerdì, Boys and Girls delle meraviglie

Didi

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